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Newsletter n° 4
di novembre 2007
1) Controlli sul servizio di gestione rifiuti sulle spiagge da Bellaria a Cattolica: numerose le richieste da parte degli operatori, ma la situazione è tutto sommato positiva
Rimini - L'Ato di Rimini nel corso della stagione estiva 2007, ha svolto i controlli sulla qualità e congruità del servizio di gestione dei rifiuti gestito da HERA S.p.A, in particolare sulle attività ricettive e negli stabilimenti balneari della provincia di Rimini. Sono stati infatti selezionati alcuni alberghi e stabilimenti balneari campione sul territorio provinciale, all’interno dei quali alcuni addetti della agenzia pubblica preposta alla programmazione e al controllo sulla gestione dei rifiuti urbani, hanno verificato attraverso l'uso di appositi questionari ed interviste, lo stato di pulizia di spiaggia e della battigia entro gli orari prestabiliti, il rispetto delle tipologie di cassonetto per matrice di rifiuto, il loro regolare svuotamento, ed altro ancora.
L'avvio delle attività del servizio è stato dato il 19 luglio 2007 con l'obiettivo di controllare il 20% degli stabilimenti balneariservizio di pulizia dell’arenile e delle spiagge libere, il 5% del servizio di verifica della raccolta differenziata porta a porta presso gli alberghi.
I dati definitivi sono relativi al servizio di verifica della pulizia degli arenili marittimi delle spiagge libere e della raccolta dei rifiuti presso gli stabilimenti balneari. La campagna attuata nel periodo turistico di alta stagione e quindi determinante per valutare il servizio svolto dai gestori incaricati. Il controllo, ha permesso di produrre la seguente statistica sullo stato di pulizia delle spiagge e degli stabilimenti balneari della provincia di Rimini: 20 a Bellaria Igea Marina, 40 a Rimini, 22 a Riccione, 18 a Cattolica e 5 a Misano Adriatico. Andiamo a vedere uno per uno i casi analizzati:
A Bellaria Igea Marina la battigia è stata pulita quotidianamente, la frequenza di svuotamento dei bidoni è stato sufficiente (col 70%), mentre l'85% dei bagnini intervistati richiede necessari più cassonetti e una maggiore frequenza di raccolta nel fine settimana.
Venendo a Rimini, la frequenza di svuotamento dei bidoni è sufficiente per il 79% degli operatori contattati, ma il 60% di loro osserva che siano necessari più cassonetti, mentre solo il 4,47 % considera lo stato di riempimento dei cassonetti debordante quindi richiede più cassonetti a maggiore frequenza. Lo stato di pulizia delle spiagge libere è risultato: le richieste più frequenti da parte dei bagnini riminesi sono una maggiore frequenza di raccolta nel fine settimana e servono più punti di raccolta e bidoni più capienti.
Situazione abbastanza analoga a Cattolica dove la battigia viene pulita quotidianamente per il 79% degli si riscontra un 6% dei cassonetti debordanti. Gli operatori cattolichini rilevano la difficoltà ad inizio stagione nella frequenza di svuotamento e il bisogno di più punti di raccolta.
Passando ai controlli sui 22 bagni di Riccione, la battigia viene pulita quotidianamente per il 96%, sulla raccolta dei rifiuti la frequenza di svuotamento dei bidoni è sufficiente per 87%, mentre ben il 66% dei bagnini stessi ritiene che siano indispensabili un numero maggiore di cassonetti. Positivo invece il loro stato di riempimento: nessuno viene rilevato debordante. Gli operatori della spiaggia della "Perla Verde" considerano i mezzi addetti ai servizio di raccolta dei rifiuti troppo veloci e a rischio per i turisti, mentre la pulizia della battigia avviene troppo presto. Inoltre un dato da segnalare è un maggiore riscontro di insufficiente pulizia delle spiagge libere. Chiudendo con Misano Adriatico, si verifica un alto grado di soddisfazione del servizio con la frequenza di svuotamento dei bidoni sufficiente per tutti, non è richiesta la presenza di nuovi cassonetti per il 75%, mentre lo stato di riempimento degli stessi cassonetti è ok. Una delle richieste maggiori riguarda il periodo invernale nel quale la pulizia della battigia non viene effettuata.
2) I risultati della raccolta differenziata da settembre 2006 a settembre 2007: un +7% del tutto confortante che conferma il trend di crescita in tutti i comuni della Provincia di Rimini grazie al piano d'ambito ATO
Rimini - L’Ato sta proseguendo nella attività di verifica della riorganizzazione del servizio di gestione rifiuti. Come è noto dal 2005 ad oggi si è riorganizzato tutto il servizio al fine di potenziare la raccolta differenziata.
E i risultati iniziano a vedersi. Se si confrontano i dati del settembre 2006 e quelli del settembre 2007 infatti emergono dati significativi. La media di raccolta differenziata dei comuni costieri (Rimini, Riccione, Cattolica , Misano, Bellaria) passa dal 26,8% al 34,1% con oltre il 7% in più. Se si osserva il dato suddiviso per Comune si può rilevare il buon dato del Comune di Rimini che passa dal 29,9% del 2006 al 37,4% del 2007. Riccione dal 22,5% al 30,9%.Bellaria quasi raddoppia: dal15,1% al 26,6%.
Anche la media dei comuni intermedi (Santarcangelo, Coriano, Verucchio , San Giovanni, Morciano, Poggio Berni, Montescudo, Montecolombo, San Clemente) è altrettanto significativa. Si passa dal 26,2% del mese di settembre 2006 al 33,7% dello stesso mese del 2007, con un aumento percentuale del 7,5%. Anche in questo gruppo di comuni si possono segnalare alcune situazioni i interessanti. Santarcangelo passa dal 22% al 30,2.Coriano dal 23,3% al 40,1%. San Giovanni dal 30,4 al 38,6.
Per i comuni collinari ( Saludecio, Montegridolfo, Mondaino, Montefiore, Gemmano, Torriana) il settembre 2006 si attestava al 14,6% ed il settembre 2007 vede arrivare 27,6%.Si segnala quindi un aumento del 13%. Anche qui una segnalazione: Montegridolfo passa dal 13% al 30,3%.
Questi dati indicano un significativo trend di crescita della raccolta differenziata alla ristrutturazione voluta dai Comuni col Piano d’ambito dell’Ato che ha portato la batteria di cassonetti (vetro, carta, imballaggi, organico, indifferenziato) vicino a casa di ciascuno cittadino e dentro le attività economiche.
3) Il Convegno Ato sullo smaltimento dei fanghi di depurazione e dei LAS. Tutti gli interessanti interventi on line su http://www.atorimini.it/biblioteca
La Regione Emilia Romagna, per mantenere il proprio territorio maggiormente tutelato, ha definito nuove regole e nuovi parametri di qualità per lo smaltimento di tali fanghi provenienti dagli impianti di depurazione e gli impianti della provincia di Rimini si sono adeguati a queste nuove direttive. Il parametro che non permette l’utilizzo in agricoltura dei fanghi prodotti è il LAS, un tensioattivo anionico presente nei detergenti. La ricerca di tale componente nel sistema fognario vede una presenza diffusa e un aumento nel periodo estivo.
Il Direttore dell’Ato Carlo Casadei, introducendo i lavori, ha ricordato che l’Ato di Rimini si è da subito attivata per ridurre i costi di gestione dei fanghi attraverso investimenti sugli impianti depurazione per ridurne il quantitativo (tali interventi vedranno l’operatività nella primavera-estate 2008) e ha contemporaneamente richiesto ad Hera di sviluppare ricerche e studi specifici.
Di questo avviso è l’Ing.Giancarlo Leoni (Direttore Generale Reti Hera Spa) che nel suo intervento ha delineato quelle che sono le attività di ricerca sull’origine di questi tensioattivi. “Abbiamo avviato una ricerca sui depuratori e studiato tutte le modalità di smaltimento. Sono in corso una serie di studi che potranno fornire dei risultati indicativi entro la fine del 2007, ma dalle prime analisi possiamo rilevare come l’origine dei Las non sia tanto attribuibile ai comparti industriali e artigianali, piuttosto alle aree civili e soprattutto nelle zone a più alta presenza alberghiera. Le motivazioni sono probabilmente dovute al fatto che nei detergenti industriali non sono presenti tensioattivi, mentre quelli di tipo comune li hanno in larga misura”.
Molto interessanti le riflessioni dell’esperto del CNR, l’Ing. Giuseppe Mininni che ha evidenziato gli aspetti più importanti dello smaltimento dei fanghi di depurazione che attualmente risulta particolarmente critico per effetto della prossima interdizione al conferimento in discarica. “Nell’anno in corso è ancora possibile ricorrervi per effetto di una proroga di un limite normativo, ma tale proroga scadrà il prossimo 31 dicembre . Il trattamento dei fanghi deve perciò essere impostato in una nuova ottica che privilegi la flessibilità per i grandi impianti, non abbandonando le possibilità di recupero in agricoltura soprattutto per i fanghi biologici, che normalmente non sono inquinati e sono ricchi di elementi fertilizzanti (azoto e fosforo). I fanghi non idonei all’uso agricolo non possono che essere smaltiti con processi termodistruttivi (incenerimento in impianti dedicati o utilizzando strutture già esistenti come gli impianti di termovalorizzazione o i cementifici)”.
Il Direttore Generale dell'Assessorato all'Ambiente della Regione Emilia Romagna Ing.Giuseppe Bortone, nella sua relazione ha insistito sulla qualità ambientale e agraria, iniziative per tutelare il consumatore degli alimenti.
4) Crisi idrica: dai primi interventi, al tavolo istituzionale d’emergenza della Regione Emilia Romagna. Nella nostra provincia investimenti per un importo complessivo di 3.974.000.
La siccità persiste nel nostro territorio e si sono già organizzate le prime contromisure per venire incontro alla crisi idrica, problema da non sottovalutare e che potrebbe diventare una vera propria emergenza.
La Regione Emilia Romagna ha dato il là alla questione avviando una ordinanza per misure straordinarie di risparmio idrico e ha approvato un Piano di interventi immediatamente cantierabili per far fronte alla crisi idrica della Romagna.
L’ATO, in coordinamento con la Provincia e le aziende Hera spa e Romagna Acque- Società delle Fonti ha presentato quelli che sono i primi interventi, investimenti per un importo complessivo di 3.974.000 euro.
Andiamo a conoscerli nello specifico:
BELLARIA Impianto di deferromanganizzazione per un importo di 1.100.000 euro.
RIMINI Nuovo campo pozzi in località Molino Ronci per un importo di 1.000.000 euro.
PROVINCIA Interventi vari di mantenimento e potenziamento della portata emungibile dai vari pozzi per un importo di 510.000 euro.
MONTESCUDO-S.CLEMENTE realizzazione di tratti di condotte per il collegamento di zone a rischio nei due Comuni finalizzato ad assicurarne l’approvvigionamento idrico per un importo di 37.000 euro.
PROVINCIA Potenziamento della CENTRALE DI MIRAMARE per tutta la zona sud della Provincia per un importo di 60.000 euro.
PROVINCIA Potabilizzatore dell’invaso del Conca: raddoppio della portata trattabile per un importo di 50.000 euro.
VERUCCHIO Connessione della rete idrica del Comune di Verucchio alla rete di Rimini per garantire sicurezza di approvvigionamento all’area per un importo di 366.000 euro.
BELLARIA Rifacimento della condotta di adduzione dai pozzi agli impianti di trattamento di Bellaria per un importo di 550.000 euro.
RIMINI Attivazione del pozzo Brancona nuovo per un importo di 231.000 euro.
RIMINI Interconnessione di alcuni pozzi di Torre Pedrera con la rete di adduzione primaria dell’Acquedotto della Romagna per un importo di 70.000 euro.
Gran parte di questi interventi sono già in esecuzione o conclusi per permettere l’immediata risposta alle necessità idriche del nostro territorio.
In questo quadro il Comitato Istituzionale riunitosi a Bologna per fare il punto sull’emergenza idrica della Romagna, anche sulla scorta del parere del Comitato tecnico, non ha ritenuto necessario adottare nell’immediato misure di riduzione dell’erogazione dell’acqua nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla protezione civile e difesa del suolo Marioluigi Bruschini che presiede il Comitato stesso. “La situazione – ha detto Bruschini – resta tuttavia complessa e richiede un monitoraggio attento e costante”. Bruschini ha anche annunciato che la Regione chiederà al Governo la proroga dello stato di emergenza dichiarata lo scorso mese di luglio e che verrà lanciata una campagna di comunicazione “perché i cittadini siano informati e coinvolti. L’acqua è un bene limitato ed è responsabilità di ciascuno di noi contribuire al risparmio”.
Il Piano di interventi urgenti e immediatamente cantierabili varato per fronteggiare la crisi idrica dalla Regione prevede interventi di connessione tra acquedotti, adeguamento di pozzi, impianti di potabilizzazione.
5) Nota relativa alle condizioni attuali delle falde della conoide del Fiume Marecchia
E’ noto che a causa del perdurare di eventi siccitosi, le falde della conoide del Marecchia si trovano a livelli molto bassi. Al fine di valutare le condizioni attuali di abbassamento delle falde rispetto ai dati precedenti disponibili nelle reti di monitoraggio presenti, si sono scelti e messi a confronto una serie di dati di livelli piezometrici di pozzi.
Le considerazioni che seguono beneficiano dei risultati dello studio “ Le acque di sottosuolo della conoide del Fiume Marecchia: analisi quali-quantitativa a supporto della gestione sostenibile della risorsa idrica”, recentemente realizzato da Regione Emilia-Romagna, Autorità di Bacino Marecchia-Conca, Provincia di Rimini, HERA SpA, e Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A..
La presente nota deriva dall’analisi dei dati piezometrici disponibili sulla conoide del Fiume Marecchia raccolti dalla Provincia di Rimini per il periodo dal 2001 ad oggi, e recuperati, sempre dalla Provincia di Rimini, per un periodo che risale sin al 1987. Le misure precedenti il 2001 erano state effettuate a suo tempo da AMIR S.p.A.
Per 23 pozzi dei 72 attualmente misurati è disponibile l’andamento storico della piezometria dalla fine degli anni ottanta (21 dal 1987, 2 dal 1989) al settembre 2007. Le misure non sono sempre continue (in diversi casi manca il periodo dal 1997 al 2001), ma al fine dell’obiettivo della presente nota ciò non costituisce un problema perché la fine degli anni novanta è caratterizzata da un generale innalzamento della piezometria.
Come si vede dalla figura sottostante (figura 1), i pozzi in questione interessano quasi esclusivamente la parte meridionale della conoide tra l’abitato di Santarcangelo e Villa Verucchio. Come è noto dagli studi disponibili, questa zona costituisce l’area di ricarica delle falde di tutta la conoide del Marecchia, tuttavia va sottolineato che in essa non sono presenti centri di prelievo importanti.
figura 1: distribuzione dei pozzi in monitoraggio dalla fine degli anni ottanta al settembre 2007. Il cerchio blu indica la posizione del pozzo 84 di cui in figura 2 è mostrato l’andamento piezometrico.
In questi 23 pozzi il minimo della piezometria è stato toccato in vari periodi, in particolare alla fine degli anni 80, nel 2003 e nel 2007. Ci sono alcuni casi in cui i pozzi risultano asciutti in diversi periodi; in questi casi i livelli minimi (corrispondenti proprio all’assenza di acqua nel pozzo), si ripetono nel tempo.
I livelli minimi sono stati raggiunti a fine anni 80 (88 e 89) in 17 casi, in 5 casi nel 2007, in 4 casi nel 2003, in 2 casi nel 1990.
A titolo di esempio si mostra in figura 2 la piezometria del pozzo 84, la cui ubicazione è riportata in figura 1. Come si vede, in questo pozzo il livello minimo si è toccato alla fine degli anni ottanta, nel 2003 e nel 2007. Durante tutti gli anni novanta la piezometria si è mantenuta su livelli alti. Dal 2001 in poi si evidenziano invece delle forti escursioni, con livelli molto bassi durante i periodi estivi (2001, 2003 e 2007), ed un complessiva tendenza negativa del livello di falda.
figura 2: piezometria del pozzo 84 (numero riferito alla rete provinciale)
Si è inoltre svolta l’analisi delle misure effettuate sui 72 pozzi che dal 2001 ad oggi la Provincia di Rimini ha in monitoraggio. Occorre sottolineare che il controllo su tali dati è maggiore rispetto a quelli disponibili per il periodo precedente; infatti la Provincia di Rimini ha incaricando sempre la stessa persona che tutt’ora esegue le misure e che ha verificato direttamente, e di volta in volta, l’affidabilità dai dati. Inoltre come sopra ricordato la rete provinciale si estende su tutta l’estensione della conoide, dalla sua parte montana sino alla linea di costa.
Il risultato dell’analisi effettuata è mostrato in figura 3. In tale figura sono evidenziati con colori diversi i valori della differenza tra il livello medio estivo (riferito al periodo 2001 – 2006) ed il livello dell’estate 2007. Come è facile notare tale valore è pressoché sempre positivo, ovvero il livello dell’estate 2007 è più basso del livello medio estivo degli anni precedenti. L’entità di questo abbassamento rispetto alla media è decisamente alto nel poligono contornato in rosso, dove gli abbassamenti sono praticamente sempre maggiori di 3 metri, e arrivano anche oltre gli 11 metri. Come si vede questa zona ricade della parte centrale della conoide, in cui sono presenti anche i principali campi pozzi acquedottistici presenti sulla conoide del Marecchia.
L’entità dell’abbassamento tende invece ad attenuarsi verso nord, passando da valori compresi tra 2 e 3 metri (pallini blu), e poi tra 1 e 2 metri (pallini verdi). L’abbassamento è invece poco rilevamente nella zona montana della conoide.
figura 3 Differenza tra il livello piezometrico medio estivo (riferito al periodo 2001 – 2006) ed il livello dell’estate 2007. Il poligono rosso indica la zona in cui gli abbassamenti nell’estate 2007 sono stati più rilevanti.
Come si vede la zona di forte depressione piezometrica si estende sino alla costa, la qual cosa purtroppo può significare problemi di ingressione di acque salate negli acquiferi più superficiali.
Questo timore è confermato dai singoli valori misurati nel settembre 2007 nei pozzi vicino alla linea di costa, la cui profondità ( i primi 20 – 30 metri), è tale da poter permettere l’ingressione di acque marine.
La figura 4 mostra come in ampi settori della conoide siano presenti valori di piezometrie al di sotto del livello del mare ( i punti azzurri in figura). E’ facile notare come la zona con abbassamenti più rilevanti, e che proseguono maggiormente a monte della line di riva, sia ubicata nella porzione a sud della figura, dove si sviluppa l’area urbana riminese.
Per inciso si ricorda che pozzi i cui filtri siano molto più profondi dei valori sopra detti, sono separati dalle acque del mare da orizzonti di sedimenti fini che ne precludono l’arrivo in falda, sempre che i pozzi siano stati costruiti in modo corretto. In ogni caso valori di piezometrie al di sotto del livello del mare sono comunque da considerasi pericolosi ai fini dell’ingressione di acque salate, anche se in questo caso queste acque non arriverebbero dal mare ma da sedimenti marini limitrofi alle profondità sfruttate dai pozzi.
figura 4: piezometrie misurate nel settembre 2007 in pozzi vicino alla linea di costa con una profondità tale da poter essere influenzati dall’ingressione di acque marine. I punti azzurri indicano tutti valori al di sotto del livello del mare.
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