Newsletter n° 1 di febbraio 2008


1) Raccolta differenziata in piena crescita. Il piano ATO porta a circa il 7% in più. Il trend complessivo del servizio tocca nella provincia di Rimini il 36,9%. Rimini dal 34,7 del 2006 salta in avanti al 38,2%, Riccione tocca è sul 29,6 con un sorprendente 43% a dicembre 2007.

Il servizio di raccolta differenziata prosegue a pieno ritmo e nel confronto tra gli anni 2006-2007, presenta dati molto interessanti. Grazie alla completa attuazione del piano Ato di riorganizzazione del servizio di gestione rifiuti della provincia di Rimini, la crescita della raccolta differenziata tra le due annate si attesta su un + 6,8%. Dalla verifica e lo studio dei dati statistici di riferimento rispetto al 2006, il trend complessivo è ancora più sorprendente: dal 27,2 del dicembre 2006, si è passati in dodici mesi al 36,9 e nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2007 è stato sempre superato il 37%.
Grazie a questi numeri si prevede che nel 2008 si partirà dal da un 37% complessivo. Sempre dall'analisi dei numeri emerge come nel periodo estivo il trend tenda a diminuire a causa delle importanti presenze turistiche. Valore che tende ad aumentare invece nel periodo autunnale ed invernale, a dimostrazione che i cittadini della provincia di Rimini hanno cominciato a differenziare e smaltire al meglio i rifiuti delle proprie abitazioni.
La media di raccolta differenziata nel raffronto annuale (2006-2007) dei comuni costieri (Rimini, Riccione, Cattolica ,Misano,Bellaria) passa dal 25,5% al 32,4. I due comuni principali confermano questo trend di crescita: Rimini tocca il 34,7% con un dicembre sul 38%, Riccione è sul 29,6%, ma a dicembre 2007 arriva a toccare un considerevole 43%.
Anche la media dei comuni intermedi (Santarcangelo, Coriano, Verucchio , San Giovanni, Morciano, Poggio Berni, Montescudo, Montecolombo, San Clemente) fa un balzo in avanti passando dal 25 al 30,6%. Per i comuni collinari ( Saludecio, Montegridolfo, Mondaino, Montefiore, Gemmano, Torriana) ancora un pò indietro rispetto alla tendenza complessiva, si è passati dal 15,9 del dicembre 2006 al 23,1 del dicembre 2007.



2) Approvato dalla Assemblea dei Sindaci dell'Ato il piano di riutilizzo delle acque reflue di depurazione. La riutilizzazione delle acque reflue di Santa Giustina è subordinata alla riduzione della concentrazione dei cloruri e alla realizzazione del raddoppio dell'impianto. Dalle analisi effettuate, individuati tre differenti scenari di riutilizzo

Nella recente Assemblea dei Sindaci dell' Ato è stato approvato il piano di riutilizzo delle acque reflue di depurazione. Tale piano prevede il riutilizzo delle acque reflue recuperate dell’impianto di Rimini Santa Giustina ed è redatto ai sensi dell’art. 73 delle norme di attuazione del Piano di Tutela delle Acque della Regione Emilia Romagna.
In funzione del sistema depurativo previsto per l’area nord di Rimini e delle caratteristiche territoriali dell’area di studio, si è definita la disponibilità qualitativa-quantitativa della risorsa con riferimento alle disposizioni del D.M. 185/2003 (norme per il riuso delle acque reflue) per gli usi irrigui e produttivi. E’ stato quindi valutato il fabbisogno idrico attuale e futuro per le utenze considerate e sono stati delineati gli scenari di utilizzo.
La configurazione futura dell’impianto di depurazione di Santa Giustina prevede una potenzialità di 560.000 a.e. (abitanti equivalenti), adottando una tecnologia depurativa a membrane. Tale tecnologia permette di garantire una maggiore tutela del fiume Marrecchia e nel mare, in quanto produce un efficace abbattimento della carica batterica e virale, ed esercita un’adeguata risposta alle significative oscillazioni di portata e carico, in tempo di pioggia e nel periodo estivo.
Dall’analisi dei dati disponibili è emerso che i valori di concentrazione media in uscita dal nuovo impianto, per i principali parametri di qualità, rispettano i limiti definiti per gli usi irriguo e civile, ad eccezione dei cloruri. Per quanto riguarda i cloruri, le concentrazione medie nel periodo 2004-2006 sono superiori ai limiti di legge per l’uso irriguo che è pari a 250 mg/l. Ciò comporta la necessità di ricorrere ad una diluizione preventiva delle acque reflue con la risorsa che in futuro verrà distribuita dal canale emiliano romagnolo con un fattore di diluizione che è stato fissato pari a 0,6. Una alta presenza di cloruri rende impossibile il riutilizzo agricolo perchè danneggerebbe le coltivazioni.
Sono in corso degli approfondimenti in collaborazione con HERA al fine di rilevare i valori di conducibilità e dei cloruri nelle acque in arrivo all’impianto dai principali collettori fognari, al fine di ridurre il rapporto di diluizione e incrementare la quantità di acque reflue riutilizzabile.
Sono state inoltre escluse dagli scenari di riutilizzo irriguo, le superfici dedicate alla coltivazione delle ortive a consumo fresco a causa delle implicazioni di carattere igienico-sanitario.
Per quanto riguarda l’uso industriale, è stata verificata la compatibilità delle acque reflue con le caratteristiche delle lavorazioni e dei cicli produttivi. In prima approssimazione, si è ritenuto opportuno limitare il riutilizzo alle applicazioni di tipo “secondario”, generalmente a circuito chiuso, come il raffreddamento, oppure impieghi non connessi alla produzione, come l’irrigazione del verde e il lavaggio dei piazzali esterni e delle aree di produzione.

In funzione delle analisi effettuate sono stati individuati tre scenari di riutilizzo:

a) Il primo scenario prevede il riutilizzo delle acque reflue depurate dalla nuova linea acque a membrane presso l’impianto di Santa Giustina, senza ricorrere ad alcun tipo di diluizione per l’abbassamento del contenuto salino. Gli usi possibili di tali acque comprendono l’impiego nei sistemi di raffreddamento industriale, come acque di processo nei cicli produttivi compatibili con il contenuto di cloruri e solfati di Viserba Monte e del Parco industriale di Valmarecchia, nonché per l’innaffiamento dei cumuli di inerti. Il fabbisogno idrico complessivo dello scenario uno è di circa 600.000 m3/anno.

b) Lo scenario 2, prevede il riutilizzo delle acque reflue depurate dalla nuova linea acque a membrane presso l’impianto di Santa Giustina, previa diluizione con la risorsa erogabile dal Canale Emiliano Romagnolo, in seguito al prolungamento dell’asta principale. In questo caso, le acque reflue verranno destinate ai seguenti scopi: uso irriguo su parte del bacino tra il Marecchia e l’Uso a vocazione prevalentemente frutticola e viticola e innaffiamento del verde presso le zone industriali di Viserba Monte e del Parco industriale di Valmarecchia; approvvigionamento dei cicli termici dei processi industriali e dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento; lavaggio dei piazzali presso le zone industriali di Viserba Monte e del Parco industriale di Valmarecchia; approvvigionamento dei sistema di raffreddamento e riscaldamento, lavaggio delle strade e dei piazzali nel Quartiere Fieristico;
Innaffiamento dei cumuli di inerti, Il fabbisogno idrico complessivo dello scenario 2 è di circa 2.000.000 m3/anno.

c) Lo scenario 3 prevede un estensione dell’uso irriguo in un area a vocazione prevalentemente frutticola posta in sinistra e in destra Marecchia. Il fabbisogno industriale, artigianale e del quartiere fieristico sono stati incrementati, rispetto allo scenario 2, in funzione delle ipotesi di sviluppo di tali aree.Il fabbisogno idrico complessivo dello scenario 3 è di circa 3.200.000 m3/anno. I costi di realizzazione dei tre scenari sono di: 1,2 milioni di euro per lo scenario uno, 8 milioni di euro per lo scenario due e 14 milioni di euro per lo scenario tre.
Tutte queste ipotesi sono subordinate alla realizzazione completa del raddoppio dell'impianto di depurazione di Santa Giustina e alla possibilità di riduzione della concentrazione dei cloruri nelle acque reflue attraverso la diluizione con le acque del canale emiliano-romagnolo.



3) Un altro piano approvato dall’ATO: il "Piano di Conservazione della Risorsa Idrica". Obiettivi principali la tutela delle fonti di approvvigionamento, l'utilizzazione razionale dell'acqua e la riduzione quantitativa dei prelievi. Quattro le linee di azione previste dal PCR

Durante l'ultima assemblea dei Sindaci di Ato è stato anche approvato il Piano di conservazione della risorsa idrica (PCR) previsto dall’articolo 64 delle Norme tecniche d’attuazione del Piano di Tutela delle Acque. Il piano di conservazione della Risorsa è un piano che prevede l’ottimizzazione e la razionalizzazione dei prelievi idrici. Il suo obiettivo è una riduzione quantitativa dei prelievi attraverso diversi interventi. Il documento costituisce parte integrante del Piano d’Ambito per quanto attiene la tutela delle fonti di approvvigionamento idropotabile e l'utilizzazione accorta e razionale della risorsa idrica.
Obiettivi principali del PCR sono: la conservazione e il risparmio della risorsa idrica tramite l’ottimizzazione dei consumi unitari, il contenimento degli sprechi e la riduzione delle perdite di rete, l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali privilegiando l’utilizzo delle acque superficiali rispetto alle acque sotterranee e ottimizzando il tipo di risorsa in ragione del suo utilizzo. Infine anche la salvaguardia, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente e delle risorse idriche.
La Regione Emilia Romagna ha posto come obiettivo il raggiungimento del consumo idrico giornaliero per abitante di 150 litri entro il 2016. Tale obiettivo è raggiungibile nell’ambito residenziale. Più è complesso nel settore non residenziale su cui si deve maggiormente incentrare l’azione di riduzione quantitativa del consumo.
Le misure individuate dal PCR sono articolate secondo quattro linee di azione. La prima è la tutela delle fonti di approvvigionamento che prevede la delimitazione delle zone di protezione, di rispetto e di tutela assoluta delle fonti. Poi: le limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e zootecnici, infine il controllo degli scarichi puntuali e diffusi, collettamento e depurazione dei reflui.
Importante la redistribuzione dei prelievi idrici da fonti primarie che prevede un maggiore ricorso alle acque superficiali interne (Invaso del Conca, galleria filtrante sul Marecchia), un maggiore impiego dell’acquedotto di Romagna nelle annate favorevoli, un rimodulazione dei prelievi da falda tramite maggiore ricorso alla falda superficiale, la riduzione dei prelievi dalle falde profonde in modo proporzionale alla profondità delle stesse e il ricorso a fonti alternative per usi diversi da quello potabile (sviluppo dell’utilizzo delle acque del CER per gli usi irrigui, riutilizzo di acque depurate per usi non potabili).
La terza misura presa da piano di conservazione della risorsa idrica è la riduzione del tasso di crescita tendenziale dei consumi e risparmio idrico nel settore turistico-alberghiero e domestico che prevede l'installazione dei dispositivi tecnologici di risparmio più "elementari" quali aeratori, WC a flusso ridotto e simili, la promozione di applicazioni sperimentali innovative finalizzate al risparmio civile domestico o assimilabile. Inoltre sottolineati dal documento del PCR sono la politica tariffaria premiante il risparmio idrico, con tariffe progressivamente superiori per consumi maggiori, le campagne di sensibilizzazione e informazione circa l'importanza del risparmio idrico, gli accorgimenti tecnologici disponibili e i comportamenti adottabili, nonché gli aspetti economici relativi alla politica tariffaria adottata
Quarta misura presa in considerazione dal PCR è il recupero di efficienza delle reti che pure è alta nelle nostre provincie attraverso la bonifica/sostituzione delle condotte critiche (dove sono destinati 24,6 milioni di euro), la ricerca delle perdite fisiche di rete (dove sono destinati 450.000) euro e procedere ad una distrettualizzazione delle reti per monitorare con continuità i bilanci idrici a livello di distretto evidenziando anomalie e il controllo dei livelli di pressione con riduzione delle perdite idriche reali.



4) In fase di conclusione la campagna invernale di rilevazione e controllo sul servizio di gestione rifiuti svolto dell’Ato di Rimini. Nella settimana di Pasqua al via il terzo step

E’ in fase di conclusione la campagna di controllo dell’Ato sulla gestione del servizio rifiuti attuato da Hera. Tale campagna si è posta l’obiettivo di monitorare il servizio svolto dal gestore incaricato alla raccolta dei rifiuti urbani della Provincia di Rimini, tenendo conto del rispetto delle frequenze di raccolta, del grado di attenzione alla manutenzione dei cassonetti, della pulizia delle piazzole e/o aree in cui sono posizionati i cassonetti; il tutto al fine di poter effettuare una valutazione generale del servizio di raccolta dei rifiuti urbani.
Questa campagna che si sta svolgendo dallo scorso novembre e terminerà alla fine del mese di febbraio, ha lo specifico intento di proseguire il servizio di verifica della raccolta indifferenziata e differenziata sul territorio provinciale nei 12 mesi.
Nel corso della attività di controllo del servizio rifiuti nel periodo invernale, la pianificazione ha permesso di suddividere la rilevazione per fascia di comuni: costieri, intermedi, collinari. Inoltre, nella medesima pianificazione del crono-programma, per ogni Comune si sono suddivise le rilevazioni in base alle seguenti zone: turistica, residenziale, centro storico, forese, comparti

- Comuni in “fascia costiera” – “zona turistica” Si rileva qualche caso, soprattutto nella zona di Belluria-Igea marina di presenza di rifiuti intorno ai cassonetti e di piazzole sporche; qualche caso di riempimento eccessivo (debordante) dei cassonetti sempre nella stessa zona relativamente ai contenitori per la raccolta differenziata della carta e della plastica. La maggior parte dei controlli in questa zona registra, comunque, un servizio ben svolto: questo anche in considerazione del fatto che siamo in inverno e, quindi, la zona turistica dei comuni in fascia costiera notoriamente si svuota.

- Comuni in “fascia costiera” – “zona residenziale” - Nella zona “residenziale”, sempre dei Comuni in fascia costiera, assistiamo ad un leggero aumento di presenza di rifiuti intorno ai cassonetti ed a casi di piazzole sporche. I Comuni più colpiti sono Bellaria Igea Marina, Rimini e, soprattutto, Riccione. Qualche caso anche di riempimento eccessivo (debordante) dei cassonetti soprattutto per la raccolta differenziata della carta e, a Rimini, per la raccolta indifferenziata dei rifiuti solidi urbani.

- Comuni in “fascia costiera” – “zona centro storico” - Nella zona “centro storico” di Rimini si assiste ad un ulteriore lieve peggioramento della situazione, con presenza di rifiuti intorno ai cassonetti, piazzole sporche e qualche caso di riempimento eccessivo (debordante) dei cassonetti soprattutto per la raccolta differenziata imballaggi leggeri.

- Comuni in “fascia costiera” – “zona forese” – Anche in questa zona si rileva un aumento di casi di presenza di rifiuti ed anche di veri e propri “ingombri” intorno ai cassonetti; diversi anche i casi di piazzole poco pulite. Le zone più soggette, in entrambi i casi, sono quelle di Bellaria-Igea Marina, e Riccione. Non si sono invece rilevati casi di riempimenti eccessivi di cassonetti.

- Comuni in “fascia costiera” – “comparti” – In questa zona è tutto regolare. Solamente un paio di casi nella zona industriale di Cattolica, in cui i cassonetti vengono spostati all’interno delle recinzioni delle fabbriche/imprese/ditte.

- Comuni in “fascia intermedia” – “zona residenziale” – Nella “zona residenziale” della fascia intermedia si registra presenza di rifiuti intorno ai cassonetti e piazzole sporche nel Comune di Coriano; pochi casi di cassonetti debordanti a Santarcangelo e Morciano.

- Comuni in “fascia intermedia” – “zona centro storico” – Qualche caso di presenza di rifiuti intorno ai cassonetti e diverse piazzole sporche a Santarcangelo; pochi casi di cassonetti debordanti (soprattutto per la raccolta differenziata della carta) sempre a Santarcangelo.

- Comuni in “fascia intermedia” – “zona forese” – In questa zona la situazione sembra peggiorare. A Morciano e, soprattutto a Coriano, si sono evidenziati diversi casi di presenza di rifiuti intorno ai cassonetti e di piazzole sporche; qualche caso anche di cassonetti debordanti. Stessa cosa anche a Poggio Berni.

- Comuni in “fascia intermedia” – “comparti” – Si registra qualche caso di presenza di rifiuti intorno ai cassonetti nella zona di Morciano e qualche caso di materiale ingombrante a San Clemente. Nella zona industriale di Poggio Berni si è notato qualche spostamento di cassonetti all’interno delle recinzioni di fabbriche/imprese/ditte.

- Comuni in “fascia collinare” – “zona residenziale” – In questa zona abbiamo si denota la presenza di rifiuti intorno ai cassonetti e di piazzole sporche in diverse occasioni nel Comune di Saludecio.

- Comuni in “fascia collinare” – “zona forese” – Controlli regolari senza particolari problemi.

- Comuni in “fascia collinare” – “comparti” – Circa la metà dei controlli effettuati a Montecolombo fanno infine registrare materiale ingombrante intorno ai cassonetti e piazzole molto sporche; per l’altra metà, (sempre in riferimento al Comune di Montecolombo) si deve comunque segnalare la presenza di piazzole sporche.