NEWSLETTER - ATO Rimini (Novembre 2011)

  • Emergenza idrica: in Romagna non piove da 120 giorni. La Regione autorizza prelievi in deroga alle norme
  • Limiti al consumo idrico: arrivano le ordinanze nei Comuni della Provincia di Rimini.

1) Emergenza idrica: in Romagna non piove da 120 giorni. La Regione autorizza prelievi in deroga alle norme

Mentre una parte d'Italia è costretta a fare i conti con precipitazioni fin troppo abbondanti, ce n'è un'altra chiamata ad affrontare una siccità non prevista. In Romagna da alcuni mesi a questa parte di pioggia ne è caduta col contagocce e la situazione della diga di Ridracoli continua a preoccupare.
Il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani ha firmato nei giorni scorsi il decreto di stato di crisi idrica in Romagna. Il provvedimento si e’ reso necessario per l’assenza di precipitazioni significative nelle province di Forli’-Cesena, Ravenna e Rimini che dura da oltre 4 mesi e che, in base alle previsioni meteo di Arpa, si protrarra’ anche nelle prossime settimane.
La mancanza di pioggia ha, infatti, portato alla progressiva diminuzione del volume d’acqua nell’invaso di Ridracoli, che ha raggiunto lunedì scorso lo stato di preallarme con un valore inferiore ai 6 milioni di metri cubi d’acqua. Il decreto autorizza le strutture regionali e locali e Romagna Acque, l’ente gestore dell’invaso romagnolo, ad attivare ulteriori fonti di approvvigionamento idrico (con prelievi dai corsi d’acqua superficiali e dai pozzi disponibili) anche in deroga alle normative vigenti ma sempre nel rispetto dei parametri ambientali e di tutela della salute dei cittadini. Tocchera’, invece, ad Hera approntare interventi mirati a contenere i consumi per aziende e utenze domestiche. Rimini ha una risorsa in più.
"Storicamente - conferma Bernabè Presidente di Romagna Acque - il riminese ha le falde ricche di acqua. Quindi vengono sfruttate queste, mentre nel ravennate sfruttiamo il Canale Emiliano Romagnolo. Il fatto di ragionare in termini di sistema Romagna ci permette di utilizzare una pluralità di fonti che ci mettono in sicurezza anche in fase di emergenza." Al momento, come detto, non siamo però in vera emergenza. Ben più complicato sarebbe stato affrontare una situazione analoga all'inizio dell'estate con la prospettiva del raddoppio della popolazione per via del turismo. Il prelievo dalle falde del Marecchia è però partito già da due mesi. Dalla regione arrivano intanto indicazioni chiare per il futuro. "La regione ci da indicazioni di usare sempre meno l'acqua di falda - spiega Bernabè - perchè questo crea subsidenza e può provocare conseguenze dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Va incentivato invece l'uso dell'acqua superficiale. Romagna Acque agirà in questo senso perchè il nuovo potabilizzatore che stiamo realizzando a Ravenna permetterà di derivare più acqua dal CER e di dare quindi ai ravennati meno acqua di Ridracoli che invece sarà dirottata sulle altre province, compresa quella riminese. In sostanza anche a Rimini potremo bere più acqua di Ridracoli”.
Come emerso dalla riunione prettamente tecnica, la preoccupazione degli Enti locali romagnoli appare giustificata: mentre infatti il livello dell’invaso di Ridracoli continua a scendere, le previsioni meteorologiche dell’Arpa per i prossimi giorni e fino all’inizio di dicembre non promettono precipitazioni significative. In questa situazione, anche sul territorio della provincia di Rimini va ribadita la necessità di adottare misure di risparmio idrico, raccomandazione che va estesa a tutti i residenti del nostro territorio.

2) Limiti al consumo idrico: arrivano le ordinanze nei Comuni della Provincia di Rimini.

Il decreto di stato di crisi firmato da Vasco Errani ha indotto tutti in poco tempo i Comuni della Provincia di Rimini a imporre la limitazione del consumo idrico che prevede non solo il divieto di lavare auto, riempire piscine e annaffiare giardini, ma anche la chiusura di tutte le fontane. Sono di questi giorni le adesioni di tutti i Comuni completamente asserviti dalla diga di Ridracoli. Per i cittadini è imposta la limitazione dell’uso di acqua potabile sia per motivi sanitari che igienici, in attesa che arrivi le precipitazioni necessarie per rimettere a posto le cose.